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	<title>naming Archivi - EdA Comunicazione</title>
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		<title>Come nasce un naming?</title>
		<link>https://www.edacomunicazione.it/test/blog/come-scegliere-il-nome-di-un-brand/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eleonora]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Apr 2023 07:26:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Scegliere il nome di un brand &#8211; o di un prodotto o di un servizio &#8211; non è un semplice esercizio creativo. Sarebbe bello se lo fosse, perché significherebbe che il copywriter al quale viene affidato questo arduo compito, potrebbe impugnare la penna come fosse la Spada nella Roccia e farne il suo strumento per...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Scegliere il nome di un brand &#8211; o di un prodotto o di un servizio &#8211; non è un semplice esercizio creativo.<br />
Sarebbe bello se lo fosse, perché significherebbe che il copywriter al quale viene affidato questo arduo compito, potrebbe impugnare la penna come fosse la Spada nella Roccia e farne il suo strumento per creare un mondo migliore.<br />
Fuor di metafora, se la creatività fosse l&#8217;unico limite, il percorso sarebbe oggettivamente più semplice. Allo stesso tempo però, rischierebbe di diventare un puro esercizio stilistico, che nulla aggiungere al prodotto, al servizio, all&#8217;azienda.</p>
<p>E invece, la scelta del nome di un brand &#8211; naming in gergo tecnico &#8211; finisce per influenzare in maniera importante le chance che un prodotto, un servizio, un&#8217;azienda hanno di posizionarsi rispetto ai competitors nella mente e nella &#8220;classifica acquisti&#8221; del target di riferimento.</p>
<h3>Le operazioni preliminari</h3>
<p>Quando viene commissionato un naming, l&#8217;agenzia o il professionista deve svolgere alcuni fondamentali compiti analitici, che rappresentano il sostrato sul quale poi sarà possibile poggiare il processo creativo.</p>
<ol>
<li>Analisi del contesto, che riguarderà i punti di forza e di debolezza, gli elementi caratterizzanti, i dettagli unicità che definiscono l&#8217;azienda, il prodotto, il servizio.</li>
<li>Analisi dei competitors, per capire in quale nicchia ci si può posizionare per rubare una o più fette di mercato ed essere considerati in qualche modo più appetibili, per comprendere eventuali errori nei quali i concorrenti sono incorsi e non ripeterli, per rubare il buono che è stato fatto e trasformarlo, plasmandolo sulla base dei valori dell&#8217;azienda, del prodotto o del servizio.</li>
<li>Analisi della buyer persona, cioè del o dei target di persone alle quali vogliamo piaccia la nostra azienda, il nostro prodotto, il nostro servizio, tanto da convincerli a diventare nostri clienti; va capito quali sono le loro paure ed i loro desideri, quali le loro aspettative, come possiamo sorprenderli, quale linguaggio va utilizzato e così via.</li>
</ol>
<p>A conclusione di queste tre fasi preliminari, avremo un quadro di riferimento sufficientemente chiaro che ci permetterà di entrare nel vivo: iniziare pensare come scegliere il nome di un brand, prodotto o servizio.</p>
<h3>I punti ciechi</h3>
<p>Ci siamo quasi, ma non possiamo ancora entrare nel momento delle idee.<br />
Prima dobbiamo porre dei paletti, che renderanno tutto molto, molto più complicato.<br />
Dobbiamo infatti sapere che:</p>
<ul>
<li>se al brand &#8211; o prodotto o servizio &#8211; andrà associato un dominio (www.naming.it/com/shop, etc) dovremo controllare attraverso alcuni portali specializzati che la nostra idea non sia già stata sviluppata da altri; se il dominio è già occupato, dovremmo scartare il nome del brand che avevamo immaginato</li>
<li>se siamo un&#8217;azienda che ha un business locale, se nelle vicinanze c&#8217;è un&#8217;azienda che opera nel nostro stesso settore e che ha il nostro stesso nome, dobbiamo farci venire in mente qualcos&#8217;altro; più complesso ancora, se il nostro mercato di riferimento è nazionale o locale</li>
</ul>
<p>Insomma, dobbiamo fare il possibile per far sì che la caratteristica di originalità sia rispettata.</p>
<h2>Il processo creativo che conduce a scegliere il nome di un brand</h2>
<p>Ok è arrivato il momento: via libera alla creatività!<br />
Si ma&#8230;da dove si inizia?</p>
<p>Un primo nodo da sciogliere riguarda la lingua: italiano o inglese?<br />
Dare una risposta non è semplice; certo è che se vogliamo posizionarci a livello internazionale, un naming angolofono potrebbe essere la scelta più saggia. Anche se, direte, l&#8217;italiano ha un&#8217;accezione talmente alta in tutto il mondo che, se siamo nel settore luxury, potrebbe rappresentare un plus! Vero anche questo. Ed è per questo che torniamo al punto di partenza: grazie alla nostra analisi preliminare sapremo la strada da percorrere.</p>
<p>Volendo essere coerenti con il criterio di originalità, immaginare sintagmi di fantasia, attraverso crasi e simili, può aiutare moltissimo a liberarsi dalle maglie dell&#8217;ovvio. In questo caso, va fatta attenzione a non spingere troppo sull&#8217;acceleratore, arrivando a forme sgraziate, che non producono sensazioni positive e, di conseguenza, non colgono l&#8217;attenzione del nostro target.</p>
<p>Altro segreto, può essere quello di ragionare su aspetti storici legati al settore di operatività dell&#8217;azienda oppure alla tipologia di prodotto o servizio che si va a proporre.</p>
<p>E poi&#8230;ci vuole una buona dose di sensibilità ed empatia per entrare in contatto sia con l&#8217;imprenditore che con il pubblico al quale si vuole mirare.</p>
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